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I Racconti/Sospesa di Virginia Foderaro

È il profumo che inebria i miei pensieri questa sera a fare primavera. Sono passati appena cinque giorni dal passaggio dell’inverno e cascate di fiori già sbocciati traboccano d’inebrianti sfumature e inattese nervature. Dimentico ogni anno la potenza che sprigionano, poi un accenno indefinito mi riconduce alla sensazione che nulla sia perfettamente mutato o invece lo sia senza rimedio. La finestra sul crepuscolo apre varchi alla memoria. Voci e volti sfilano in una danza immobile e si rannicchiano accanto a me su questa poltrona scomoda. La notte mi osserva obliqua. Vorrebbe che io reagissi invece di subire malinconie sovrapposte. Ha deposto una voce e un volto ed è fuggita via, più veloce dei ricordi: la risata e l’espressione acerba di quell’uomo che è andato via. Non riesco a rimanere salda come nell’inverno che è trascorso schivo, avvolto nell’attesa. Questa sera, l’aria mite pretende una risposta. Le ho urlato contro. Oppure l’ho solo immaginato. La mia voce è afona, incapace di alcun suono. Devo uscire. Il rimpianto soffoca, annegando nei contrasti.

C’è un altro uomo. La sua energia riparatrice, il suo stupirsi come fossi l’incanto che produce ogni parola, gesto, dettaglio. Coglie tutto di me. È ciò che dimostra. Io mi vedo capace appena di un apprezzamento, nei miei abiti gualciti di permanente disillusione. Eppure lui interviene con entusiasmo. Domanda e sa aspettare.

- Sono sospesa – gli confessai quando lo conobbi.

- Saprò riportarti a terra. E poi saprai volare. – Mi disse con lo sguardo onesto. Dovetti credergli nei mesi che seguirono. Da allora, i suoi occhi giocano con i miei pensieri, e si accendono di oro giallo in lampi di serenità e candore.

- Dove t’ho trovato? – gli sussurro all’orecchio nascosti nella notte a guardare insieme il cielo aperto.

- Ero sul fondo del tuo cuore. Lo hai ascoltato e mi hai trovato. – La sua risata che contagia l’aria mi stringe a sé, ancora e ancora.

- Mi basterebbe dimenticare il male, e forse potrei ricominciare. – Ipotizzo per non allontanarlo.

-Ti occorre tempo, anzi Tempo. E noi ne abbiamo. – Mi osserva come per dirmi “non è meraviglioso?”Io taccio. Non so mentire a lungo. Il tempo a me manca.

- Non è questo tempo della vita umana di cui hai necessità. È una dimensione alternativa, che ancora non conosci, quella che devi scorgere. Oggi siamo in questo luogo, ma non per sempre. Il sempre è il Tempo di cui ti parlo. È un tempo senza inganno, ordinato in distanze enormi e insieme piccolissime, pensieri vigorosi e flebili, emozioni note e ancora inesplorate.–

Sa ciò che dice. Per questo è in pace. Lo osservo anch’io. L’armonia dei suoi lineamenti mi confonde. Non c’è un particolare nel suo aspetto che non sia in equilibrio perfetto con l’aria che accarezza.

Dio, come sei bello – mi lascio sfuggire. Non vorrei averlo detto ma lui lo apprezza.

- La bellezza è il risultato di una tregua, o meglio di una resa. Parlo della vera bellezza. Chiudi gli occhi e osserva. Immagina la luce entrare di taglio ed espandersi in mille vie di fuga. Sfiorala e percepiscila attraverso i sensi: calore, sapore, profumo, consistenza. Parti dal grande e poi riporta tutto in un puntino microscopico. Accogli la tua visione per come si produce, non la cercare. Lascia che accada.-

Ho chiuso gli occhi. Distinguo un cono di luce abbagliante che mi viene incontro. È tiepido ma subito diviene rovente. Mi bagno nel mare di quel calore e del suo riverbero; nuoto per qualche secondo. I movimenti sono indolenti, a tratti immobili. Ora appare come lava di un vulcano che non infiamma. Mi trasporta in flutti soffici e vischiosi fino a depositarmi sulle sponde di una riva. Mi risveglio. È ancora lì di fronte a me.

- Non credevo sarei stata in grado di nuotare nell’oceano primordiale. – So che mi crede e non provo pudore a raccontargli la mia allucinazione.

- Puoi arrivare anche più distante se ti abbandoni completamente a ciò che senti.-Come fa a saperlo, mi domando.-Cosa sono i piccoli crucci umani in confronto a tutto questo? Sapresti dirmelo?-

No, non saprei dirglielo. E chiudo gli occhi.

(continua)

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