Gervaso Curtis - La lampada del grilletto (Ed. Opposto, 2015)

 

 

11245266 10204116453216569 723624303 nGiuseppe Vicinanza, alias Gervaso Curtis, è nato il 20.12.1979 a Salerno. Nel 2012 ha pubblicato "Notti & Deliri” con Arduino Sacco Editore. Nel 2013 ha pubblicato alcune sue poesie con Nulla Die edizioni e Matisklo edizioni. È stato uno dei gestori della Fanzine “Negazioni”. A novembre 2014 ha pubblicato un suo racconto con David and Matthaus edizioni. Combatte l’editoria a pagamento per favorire la cultura. A gennaio 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo “La lampada del grilletto” con Edizioni Opposto. 

Vogliamo farvi conoscere Gervaso Curtis attraverso alcune riflessioni sul romanzo da lui pubblicato con le nostre edizioni, perché è un’opera che racchiude in sé il percorso di un giovane scrittore che non sta tardando a raggiungere molti riconoscimenti, sia di critica letteraria che di pubblico. Attraverso “La lampada”, dunque, ricostruiremo insieme a lui dei frammenti significativi della sua personalità complessa e visionaria.

“Una notte, preso da un sogno alcolico, ho ricordato cosa mi fosse accaduto prima che nascessi il 20 dicembre 1979. Ho iniziato a scrivere, a raccontare della mia schiavitù nell’antica Roma, della prigionia all’interno della Lampada, della mia penna nell’anno 2012”.

Si ha la sensazione, nel leggere “La lampada del grilletto”, di assistere a una rappresentazione della condizione umana diversa da ciò a cui siamo abituati, la prospettiva si sfalsa, lo scrittore visita dei piani paralleli e riporta intatta la sua visione di assoluto e di disperazione. Ciò che ha visto è terribile e allo stesso tempo sublime. L’amore e il disincanto si alternano con l’intento più alto di risvegliare le coscienze di chi legge. È così?

Faccio molta fatica a parlare di me e di quello che scrivo, ma cercherò comunque di rispondere alle domande.

Con il mio libro ho voluto descrivere la condizione di prigionia dell’essere umano e quindi ho pensato a  un uomo rinchiuso in una lampada esasperato dalla solitudine. Nella “Lampada del grilletto” c’è un divano, vino e oppio.  Il protagonista cerca con ogni mezzo di uscire, ma il tappo di sughero rimane chiuso per secoli. C’è un’unica soluzione per tornare liberi, rinunciare ai vizi, smettere di bere vino e di fumare oppio.  Il libro nasce da questa idea.

Non penso mai al mio potenziale lettore quando scrivo, quindi l’intenzione non è quella di risvegliare la coscienza di chi legge, mi piace parlare degli emarginati, delle paure e dei dubbi. Amo interrogarmi anche mentre scrivo.

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Come accade di iniziare a scrivere in un modo anticonvenzionale che si discosta da tutto ciò che precede uno scrittore.  Quali sono i tuoi riferimenti letterari?

Basta una bottiglia di vino un foglio bianco e una penna.  Sono molti gli scrittori che amo, nella “Lampada” sicuramente si avvertono le influenze di Rimbaud e Ginsberg.

Il tuo libro, nello spazio di pochissimi mesi, sta diventando un modello per molti giovani lettori che dichiarano di averlo letto più volte, immedesimandosi nel tuo universo. Pensi che occorra essere giovani per comprendere e sentire sulla pelle ciò che hai scritto?

Sono molto felice di questo. No, non penso che sia necessario essere giovani, credo sia necessario togliersi le maschere che ogni giorno siamo costretti a indossare. È necessario essere nudi quando si sfoglia la “Lampada”. 

11210293 10204116453136567 122500967 nCiò che maggiormente colpisce nella tua opera “La lampada del grilletto” sono le variazioni che hai costruito con grande slancio su alcuni passi di “Una stagione all’inferno” di Arthur Rimbaud, arrivando a volteggiare sulle sue parole come se i pensieri e il ritmo di ciascuno fossero fusi in un unico respiro. E se non fosse per l’evidenziazione in corsivo delle parole del poeta francese, sarebbe difficilissimo capire chi dei due ha scritto cosa. Parlaci di questa alchimia.

“Una stagione all’inferno” è stato un libro molto importante per me e ho voluto fare un omaggio a Rimbaud, inoltre l’idea di scrivere a quattro mani qualche pagina con lo scrittore di Charleville mi entusiasmava.

Nei tuoi scritti, siano questi poetici o narrativi, si avverte un forte desiderio di rivolta. A chi, a cosa?

Mi rivolgo alla stupidità, all’omologazione. Le persone sono talmente insicure che per sentirsi accettate devono mostrarsi  tutte uguali e quindi si vestono allo stesso modo, frequentano gli stessi posti, probabilmente cacano anche come indica la moda. La diversità è un grande bene, ma purtroppo non viene capito.

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Pensi sia possibile per uno scrittore contemporaneo italiano fare ascoltare la propria voce e rimanere autentico, senza gli ammiccamenti al successo a tutti i costi, così come purtroppo spesso è in uso?

Io ci sto riuscendo grazie anche a Edizioni Opposto, quindi credo sia possibile.

Chi è Gervaso Curtis, questo singolare pseudonimo che si assume la responsabilità della ricerca della verità di Giuseppe Vicinanza?

Da quando sono bambino scrivo questo nome. Gervaso c’è sempre stato, mi piace immaginarlo come la mia inquietudine. Sì, è il nome che ho dato alla mia inquietudine.

 

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