Lucrezia Maggi - Come solo le parole (Sei la storia) Ed. Opposto, 2015

nei miei luoghi 2                              poetessa e narratrice tarantina, ha al suo attivo numerose pubblicazioni: “Lu-c’è ombra”, silloge poetica (2007); dal 2008 al 2011 pubblica “Una Piccola Poesia” e i suoi successivi volumi, antologia poetica di cui è ideatrice, curatrice, nonché autrice. Nel 2009 pubblica il suo primo romanzo, “Seducimi”, scritto in collaborazione con altri autori suoi conterranei, nel 2010 il secondo romanzo, “Cento sms”. Finalista, con segnalazione di merito, con la silloge “Lu-c‘è ombra” alla VII Edizione del Premio Letterario Nazionale “Surrentum” (2010). Con il suo secondo romanzo “Cento Sms” (2010), è stata finalista al Premio Letterario Nazionale Città di San Giorgio a Cremano, sotto l’esclusiva egida del Premio Massimo Troisi. Conferitole nel corso dello stesso, il Premio Speciale alla Carriera. Nel 2011, le viene conferito, per la Sezione Cultura, il Premio “Donna Dei Due Mari 2011”, riconoscimento alle “eccellenze territoriali”, con le seguenti motivazioni: “Per l’attività di effettiva promozione culturale e di riscoperta generazionale resa a favore della nobile e distinta Arte della Poesia”. Nel 2013 pubblica “Prima che il tempo ne cancelli le orme”, intenso pamphlet di denuncia i cui proventi dei propri diritti di pubblicazione sono stati devoluti, per scelta dell’autrice, al progetto “I due volti della sanità”, Tribunale dei diritti del malato. Suoi versi sono presenti in numerose antologie e riviste letterarie italiane. Dal 30 aprile del 2015, Lucrezia ritorna ancora in libreria con “Come solo le parole”, ultima sua pubblicazione di narrativa. In corso d’opera il nuovo romanzo dell’autrice, “Indietro non torno”. È presidente e fondatrice dell’Associazione Culturale “Le Muse Project”, ideatrice e organizzatrice del Premio Letterario “Città di Taranto”, giunto ad oggi alla sua nona edizione. direttore artistico premio Letterario 2

 

Lucrezia Maggi, una vita dedicata alla poesia e alla narrativa, a puntualizzare un concetto ben spiegato da una frase lapidaria del grande poeta portoghese Fernando Pessoa: “la letteratura, come l’arte, è la dimostrazione che la vita non basta”. Cosa ti spinge a scrivere storie di uomini e donne del nostro tempo, che in molti modi comunicano l'inquietudine che la vita non basti a codificarne il senso? 

Il senso dei libri è porre domande. Tutti i libri degni di questo nome sono stracolmi di domande e io me ne pongo sempre molte, ogni giorno. È un’abitudine che ho fin da bambina e la trovo un’ottima abitudine. Mi è stata sempre molto utile. Credo in realtà, che la gente, invece, non ami porsi delle domande. Vuole essere intrattenuta, blandita e rassicurata. Ma un libro non è nulla di tutto questo, non può e non deve esserlo. È un percorso di conoscenza, di approfondimento della vita e, come tale, implica inquietudine, perché porta verso nuovi orizzonti e nuove incertezze da sorvolare e ridimensionare con la successiva lettura, in un flusso continuo che forse non ci renderà più sereni, ma di sicuro un po’ più consapevoli. Quando scrivo una poesia, un romanzo o un racconto, non scrivo di me né utilizzo la scrittura per condividere le mie esperienze con il lettore, ma la fantasia che mi ispira è sempre comunque impregnata di emozioni o sensazioni conosciute, riesumate dal passato se e quando il mio presente non me ne offre di efficaci a cui attingere.

Bellezza e crudeltà è ciò che si propaga dalle storie che narri. Quanto la bellezza è in grado di placare l’urlo della crudeltà?

Sinceramente, a me non interessa sedurre il lettore. Mi interessa di più invaderlo, schernirlo, provocarlo. E mi interessa la letteratura più simile al morso di una vipera che ad una donnetta frivola, dai gusti semplici, dallo strabordante fisico e dai robusti appetiti. La Bellezza che abita i miei scritti si aggira come un’estranea nella realtà che abita, respinge i modelli imperanti, è una feroce contestatrice degli stereotipi del nostro tempo. Vive tormentandosi su cosa sia giusto e cosa invece sbagliato. Si interroga su come non ferire chi la circonda. Lei, la Bellezza dei miei scritti, spera di riuscire, un giorno, a poter scegliere se stessa e il suo pensiero. Crede, fortemente, che le sue imperterrite battaglie possano infine arrivare a toccare il cuore degli indifferenti, di tutti gli altri, piegandoli al proprio volere, al proprio sentire, rilanciando nuovi valori e una nuova cultura dell'Essere, riuscendo così a placare l’urlo di quella crudele realtà che la soffoca e la ingrigisce.

Attraverso le tue ambientazioni e le suggestioni che ne derivano, sei abile a creare un universo sfaccettato e denso di colore. Ma ciò che resta dentro chi ti legge è l’energia dei tuoi personaggi. Dove avviene l’incontro con queste personalità carismatiche e inquiete, prima di scorrere dall’inchiostro della tua penna?sognante 2

Le paure, la rabbia, la gioia, le reazioni emotive dei miei personaggi, le attese, gli amori o quel terribile senso di vuoto di chi ha smesso di attendere, il disagio o l’allegria, non sono che stati d’animo causati sempre da persone o circostanze, vicine o lontane, dunque fanno parte di noi, di me. Ciò che siamo stati è all’origine di ciò che siamo, ed è più facile scrivere di qualcosa che si conosce o che si è conosciuto, anche se poi, come è naturale che accada, si inseriscono, nelle storie, situazioni che possono non appartenerci o addirittura esserci del tutto sconosciute ma che comunque possono rappresentare realtà comuni. Dunque scrivere non è “dimenticare” come diceva il nostro buon Pessoa: scrivere è rielaborare, scomporre porzioni di verità per poi ricomporle con la fantasia, è digerire meglio ogni boccone amaro, ma è anche mantenere indelebile un ricordo che vorremmo mai ci abbandonasse. “La letteratura” non è affatto “il modo più gradevole di ignorare la vita”. La memoria, la quotidianità della vita sono uno scrigno prezioso per chi scrive. Per me lo è sempre, senza alcun dubbio. Un luogo sacro, nel bene e nel male, a cui attingere senza alcun timore e dal quale trarre linfa nuova. Il passato è linfa necessaria a far fiorire le storie, a renderle rigogliose e a far sì che proprio esse ci insegnino a non ignorare la vita.

Quanto interviene la poesia nella tua narrativa?con Andrea G. Pinketts 2

In realtà scrivo poesia dall’età di otto anni, siamo cresciute insieme io e Lei. È arrivata “sempre per prima”. Prima di tutto, prima di ogni mia scelta, prima dell’amore, prima del sesso, prima e dopo ogni mio dolore e, a dire il vero, non l’ho mai cercata. Un bel giorno, si è impadronita di me e non mi ha più abbandonata. Non ho mai cercato di sfuggirle, non posso, Lei è intorno, ovunque, sempre. La mia narrativa ne è irreversibilmente contaminata.

Lucrezia Maggi con Andrea G.Pinketts

Sei una scrittrice impegnata anche nel sociale. Infatti, hai scritto un pamphlet sulla situazione imperante in Italia della Malasanità dal titolo “Prima che il tempo ne cancelli le orme”. A cosa ti ha condotta questo percorso? Sei riuscita a fare ascoltare la tua rivolta come avresti desiderato?

Amore, impotenza, dolore, rabbia. Questi i sentimenti che affiorano nel mio pamphlet, racconto di denuncia. La denuncia, gridata, è contro un sistema sanitario, sia pubblico che privato, che perde l'umanità del malato, lasciando sia lui che i familiari in balia di dubbi e domande a cui nessuno può rispondere. Un sistema sanitario che fa diventare la salute un "bene" per pochi, per chi può permettersi di pagare per scavalcare le liste d'attesa. Il mio, in realtà, è stato un vero e proprio tour di "divulgazione" in giro per la penisola italiana moralmente sostenuta dal Tribunale dei Diritti del Malato a cui i proventi dei miei diritti di pubblicazione sono e saranno interamente devoluti. In ognuno dei miei incontri, la partecipazione di tanta gente direttamente coinvolta in episodi di Malasanità mi ha convinta a perseverare, ad andare avanti, a non mollare. È stato difficile, doloroso, ma sento di non aver fatto ancora abbastanza, quasi niente, a dire il vero. La mia “crociata” non è ancora terminata.con alessandro salvatore presentazione scorso 9 ma 2

È di questi giorni la tua ultima raccolta di racconti “Come solo le parole (Sei la storia)”. Una raccolta di 17 racconti per la precisione che formano un mosaico di umanità tra le contraddizioni del vivere e la passione dei suoi sentimenti.  Cosa vorresti che il lettore trattenesse di questo tuo personalissimo affresco?

Mi piacerebbe che il lettore non si limitasse ad “intrattenersi” con le storie che si ritroverà davanti, ma il mio desiderio è che possa riuscire a penetrarle e a farsi penetrare da ognuna, che le possa fare sue, fino in fondo. Forse potrebbe infine scoprire che, ognuno di noi, nessuno escluso, può essere “la storia”.

                                                                                                                      Lucrezia Maggi con Alessandro Salvatore

Premio letterario 2

In una frase, ti chiedo una definizione che racchiuda il senso della scrittura per te.

Scrivere è la mia terapia, il mio "guardare avanti", è il mio passato, è il mio presente e il mio futuro.

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Cover Come solo le parole di Lucrezia Maggi