Antonio Contiero - Le leggi della Chimica (Ed. Opposto, 2014)

Antonio (Toni) Contiero è una personalità complessa e poliedrica. Nato a Milano nel 1955, è fotografo di moda e di ricerca, poeta e scrittore. Ha al suo attivo numerosi libri di poesia e di racconti, e un romanzo. È anche editore di libri d’arte con la casa editrice La Pietra infinita, da lui fondata nel 1999, per la quale ha disegnato e curato le edizioni  di “La Cura” in collaborazione con gli autori Franco Battiato e Manlio Sgalambro. Le sue pubblicazioni sono: “Fuggiasco”, con Wainer Vaccari, Libreria Del Teatro; “Parabole”, con Massimo Pedrazzi, Libreria Del Teatro; “Il Sottosuolo e Altri Racconti”, AA.VV., Premio Loria 2002, Diabasis; “Pan Padano”, testo critico di Giuseppe Pederiali; “Dolore e Poesia”, con Manlio Sgalambro, La Pietra Infinita; “L’Ultima notte del Collodi”; Galleria Buenos Aires”, con una nota di Manlio Sgalambro, Aliberti Editore; “Le Martyre Des Fleurs”, Testo Critico a cura di Paolo Lagazzi, La Pietra Infinita;  “W.C.”, Georges Bataille con Antonio Contiero, Transeuropa; “Collana Inaudita Big”, Testo Critico a cura di Plinio Perilli, con una nota di Manlio Sgalambro, allegato cd W.C. - Alessandra Celletti/Jaan Patterson; “Le Leggi della Chimica”, con nota introduttiva di Franco Battiato, Edizioni Opposto. 

plinio perilli e antonio contiero

da sinistra, il critico letterario Plinio Perilli e Antonio Contiero alla presentazione de Le leggi della Chimica (Roma, novembre 2014).

Con una profonda sensibilità che riversa nella sua produzione artistica, sia questa la fotografia oppure la scrittura, crea mondi immaginifici che si svelano al lettore nei loro inattesi risvolti. Ha un indiscusso talento nel riportare in superficie dalle pieghe dell’animo umano ciò che sfugge al quotidiano, come se il suo obiettivo o la sua penna fossero delle sonde ad alta precisione.

Riportiamo di seguito una conversazione con Antonio Contiero per conoscerlo più da vicino e cogliere intimamente il senso della sua testimonianza di artista e di poeta.

Nella tua lunga carriera artistica che si muove tra la fotografia, la poesia e la narrativa, hai sperimentato tecniche per portare in superficie ciò che ti pervade interiormente creando ponti ideali di comunicazione tra le differenti espressioni. La tua è una ricerca sottile. Potresti definire questo processo?  

Sembra banale ma la molla del processo è la curiosità, che sia luce vibrazione materia qualcosa mi spinge misteriosamente ed istantaneamente in una direzione precisa perché “prenda forma”. Nella Cabalà questa forma di creazione ha a che fare con Chochmat,  la Sapienza che agisce per “illuminazioni” come tanti lampi nel buio della coscienza.

Cos’è per te l’ispirazione? Ti sembra più un disagio da risolvere o un dono da condividere? 

Quand’ero giovane ho creduto come tanti che senza “ispirazione” non fosse possibile creare nulla, così attraverso complicati “rituali” personali l’ho cercata, credendo anche che attraverso “lo sballo” essa fosse più prepotente ed autentica. Un esempio: senza la musica adatta non credevo fosse possibile scrivere nulla di valido. Ho perduto così ore ed ore inutilmente cercando una musica che non esisteva se non dentro me. Da molti anni ho scoperto che essere completamente lucidi è molto meglio, l’ispirazione però esiste e talvolta è dispettosa, spesso viene di notte mentre dormi, per fortuna oggi tra il telefonino e l’ipad puoi prendere appunti veloci sul soggetto e poi rimandare a più tardi la scrittura. Riesco tranquillamente a lavorare su pochi appunti sintetici e sviluppare una storia ed un personaggio nell’arco anche di lunghi periodi di pausa tra una stesura e l’altra. Alcuni racconti sono stati scritti e riscritti in anni di lavoro. La scrittura è un dono ma anche un sordido vizio personale, nasce spesso da un disagio ma anche da fascinazione, il protagonista è sempre il personaggio che prende il tuo posto e scrive in tua assenza. Scrivere mi fa sentire completamente libero da vincoli terreni. Quasi felice.

Pagina3e4Quali sono i temi a cui sei più legato nella tua indagine interiore? 

La mia scrittura è sospesa in un continuo dialogo tra mondi materiali e quelli del sogno, l’effimera esistenza in stato di veglia è del tutto simile a quella che viviamo nel sonno profondo, molti uomini trascorrono l’intera vita dormendo senza svegliarsi mai. Scrivere è aprirsi un varco in questa illusione dolorosa e meravigliosa che chiamiamo vita. I personaggi che vengono a cercarmi sono simili a quelli che incontro normalmente, persone “al limite”. L’ingiustizia dell’uomo sull’uomo mi ferisce, credo che la scrittura sia terapeutica e catartica, un motore invisibile che modifica la “realtà”. Penso lo scrittore come un miserabile alla ricerca di un briciolo di Verità.

Se si può definire, e secondo la tua esperienza personale, perché si diventa poeti? 

Tutti scrivono o hanno scritto poesie, o almeno credono di averne scritte. Poi quando ti accorgi che l’adolescenza è passata ti chiedi perché scrivere poesie che nessuno leggerà? Il problema da affrontare è piuttosto complesso, da una parte sei conscio dell’inadeguatezza della tua scrittura se confrontata con quella dei Poeti che ammiri, dall’altra ti è chiaro che il lavoro vero del Poeta è tradurre in un linguaggio originale, complesso e sintetico, Verità che la letteratura con tutti i suoi milioni di parole spesso sfiora soltanto e normalmente ignora completamente prigioniera e velata dagli intrecci del romanzo. Eppure nonostante l’avarizia del mondo nei confronti del Poeta esistono infinite schiere di poeti. In un aneddoto raccontatomi da  Battiato, vedendolo carico di libri offertigli dagli autori nel corso di un premio letterario, un tizio gli sussurrò in dialetto siciliano: Questi i libri li scrivono, mica li leggono!

Pagina23e24Quanto il tuo rapporto privilegiato con l’immagine dell’arte visiva influisce con l’occhio di chi narra? 

La mia scrittura è visiva e tendenzialmente visionaria, forse non è così evidente ai più, ma fotografare una serie di immagini è come creare un racconto. L’aspetto evocativo che scaturisce dalla visione in me spesso si trasforma in parole. Ciò che amo di più di questo sogno è la contemplazione di una paesaggio, non necessariamente rassicurante. Per me una tempesta su scogliere a picco sulla Manica equivale la pace di uno scrocio montano in estate. 

 

Qual è stato il riconoscimento più importante che hai ricevuto e che ti esorta a proseguire questo cammino arduo della creatività? 

La stima e l’amicizia di persone che ammiro.

Parlaci del tuo libro di poesie Le leggi della Chimica. Qual è il messaggio che trasmetti e che ti auguri che il lettore colga? 

Nella raccolta cerco di affrontare temi inusuali nella poesia, come la Fisica Quantistica (l’Erwin Schrödinger dell’esergo è un Premio Nobel e Padre della Fisica Quantistica), l’esoterismo di Renè Guènon, la Filosofia, mescolati ad argomenti più personali, visioni, amori, ideali, preghiere, criptici messaggi a persone precise. Vorrei invitare il lettore alla curiosità come quando si era bambini e nell’intrico delle parole si nascondevano mondi sconosciuti, mirabolanti scoperte che riempivano i nostri occhi di una Luce speciale che oggi fatico a ritrovare. La purezza della corruzione.  

 

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 Per acquistare il libro:  

http://www.opposto.net/index.php?option=com_virtuemart&view=productdetails&virtuemart_product_id=21&virtuemart_category_id=17&Itemid=242

http://www.ibs.it/code/9788897565185/contiero-antonio/leggi-della-chimica.html