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Idiota alla guida di Napoleone Dulcetti

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Un racconto sullo stress da post modernismo

 

Maledizione!

Vorrei sapere perché questo cellulare squilla sempre quando sto guidando. Mio figlio, cosa vuole? Mio figlio, è inutile negarlo, è stato uno sbaglio, il più grande, forse l’unico, mi ha rovinato la vita. Una birra di troppo, l’euforia del momento.

Perché scarico la colpa su di lui?

Sono un vigliacco, sono io l’idiota, lo stupido, il fallito.

Maledizione! Diamine! Diamine e ancora diamine! Gatti di merda! Cos’è questa macchina? Una calamita di sventure? Questa bagnarola…è successo proprio qui, su quel maledetto sedile posteriore.

Perché insiste a chiamare quello stronzetto!?

È una domanda stupida, so cosa vuole. Perché non chiede i soldi a sua madre, chiedesse a quella squallida. Il suo nuovo compagno è dopotutto pieno di grana. Lo credo, non è stato così idiota da mettere incinta la sua ragazza a 23 anni, ha seguito i suoi obiettivi, ce l’ha fatta. E poi, esistono solo pochi stronzi come me.

Insiste a chiamare? Perché non chiede a sua madre? Io non ne ho di soldi.

Questa macchina, la brucerei se non mi servisse per lavorare. Questa carriola…ci entravo ubriaco 16 anni fa e ci ingravidai quella stronza della mia ex moglie. Fa schifo, ma non ho potuto cambiarla. Con quali soldi? Se penso che ho dovuto lasciare l’università e andare a lavorare per campare quella sgualdrina e quel moccioso!

Se avessi saputo che dopo 13 anni di matrimonio mia moglie avrebbe deciso di andarsene con quel porco pieno di soldi e mio figlio l’avrebbe seguita senza un “mi dispiace papà”, di certo me ne sarei fregato.

Adesso insiste a chiamare, che faccia tosta!

Diamine, maledizione e diamine!

Gatti di merda, vi uccido tutti. Non dovrei urlare in macchina, non dovrei perdere il controllo mentre sto guidando.

Chissà cosa pensa di me la gente! Quell’idiota! Parla da solo! Io, l’idiota, io, che stavo brillantemente portando a termine gli studi universitari, io, che alla guida urlo contro i gatti, contro il cellulare che sfacciatamente squilla, io, lo scemo che sbatte le mani sul volante maledicendo se stesso per essere stato così stronzo da rovinare la propria vita in 10 minuti e diventare il fallito che sono oggi.

Proprio così! Durai 10 minuti, che grande cagata!

Questa cravatta, fa schifo! Il prurito dell’etichetta di questa camicia è insopportabile, la strapperei in mille pezzi. E questa giacca... sono ridicolo! Quanti anni avrà? Non oso immaginare. Comprarne un’altra? E come? Faccio il rappresentante di libri, non il banchiere come quello stronzo che si porta a letto mia moglie!

Per Giove!

Io, che ho sempre amato scrivere, finito a rappresentare ed elogiare dei ridicoli scrittori che vengono pubblicati soltanto perché possono sganciare soldi alle case editrici. Stronzi! Qualche romanzo è interessante, non lo nego, ma altri sono delle porcherie assurde, sono ridicoli. Mi chiedo perché gente così decide di condividere la propria banalità con il mondo.

Continuo a guardarmi nello specchietto retrovisore, come un cretino. Cosa spero di vederci? La tua faccia da idiota non può cambiare brutto scemo! Diamine, questo prurito! Maledizione! Sto cominciando a sudare. Lo sapevo, arriverò lì che puzzerò come un porco. Maledetta umidità, maledetta estate! Guarda dove vai, stronzo!

Maledizione, la gente è incredibilmente sbandata. Di nuovo la stessa canzone alla radio? Sarà meglio spegnarla del tutto, sono stanco di ascoltare questa merdaccia.

Io, che cantavo in un gruppo oggi chiamato “The Roots”. Ero proprio bravo, forse era l’unica cosa in cui ero competente senza impegno. Ci sono delle qualità innate, poi se sei un idiota, non le sfrutti, questo è il mio caso. The Roots, loro sì che hanno avuto successo! Che fortuna spacciata! Dopo aver incassato il mio “mi dispiace ragazzi, ora ho una famiglia da mandare avanti” si trasferirono nella capitale, conobbero un cantante del posto. Suo padre era un pezzo grosso: conoscenze e… Sono felice per loro, spesso sento qualche pezzo alla radio, bravi ragazzi! Forse se non avessi deciso di smettere non sarebbero mai diventati quelli che sono.

Conclusione?

Loro vivono dignitosamente facendo una cosa che hanno sempre amato fare, io, l’idiota, ad imprecare contro tutto e tutti, sudando come un maiale e schifando il proprio riflesso in uno specchietto retrovisore che non muovo da 16 anni. Accelerare con queste scarpe equivale ad affondare i propri piedi in un rogo di spine. Ho calli ovunque, anche sui talloni. Sono scarpe a buon mercato, fanno la loro scena.

La sera però, scaraventandole contro il muro, aggiungo nuovi buchi ad una parete che dovrò presto adornare con un quadro o qualcosa che copra quel tiro a segno.

Chissà dove vanno queste turiste seminude?

Un’altra domanda stupida. Lo so che vanno in spiaggia, ad abbronzarsi, ma quando non fai l’amore per un mese ti chiedi anche cosa c’è nella loro tazzina del caffè preso al bar. La sollevano, la portano alle labbra spalmate di rossetto. Si voltano a guardarti, ti stuzzicano, poi notano che la tua bocca è spalancata, come quella di un pesce rosso, e si voltano.

Sorridono per l’obiettivo raggiunto, farsi osservare da uno stronzo, il primo di una lunga serie.

 

Cenni biografici

Napoleone Dulcetti è nato a Praia a Mare, in provincia di Cosenza, nel 1988. Dopo essersi laureato in lingue all'Università della Calabria di Cosenza ha vissuto per due anni a Londra dove ha conseguito il diploma in giornalismo alla London School of Journalism. Da sempre coltiva la passione per la scrittura e la letteratura.

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